Un Luogo, un Libro, un Film

La corazzata Potemkin (1925) - Sergej Michajlovic Ejzenstejn

Sono in molti ad essere venuti a conoscenza della pellicola concepita dal genio del regista nato a Riga grazie alla famosa parodia concepita da un altro autore geniale, Paolo Villaggio. Ma chi ha poi avuto il coraggio di andare oltre all'apparenza di una tortura insostenibile e ha scommesso su un lungometraggio invece di breve durata (anche se essendone state realizzate diverse versioni i minuti totali divergono a seconda delle copie distribuite) ha letteralmente scoperto un capolavoro immortale. La trama, basata su fatti veri ma resa attraverso cinque atti parzialmente rielaborati, racconta di una ribellione da parte dei marinai della nave da guerra che dà il titolo alla pellicola a causa di razioni di cibo marcie e piene di insetti. I fatti, che si svolgono nel 1905, vedono le autorità zariste rispondere crudelmente all'insubordinazione, tanto da ordinare ai cosacchi di aprire il fuoco contro i rivoltosi e la popolazione di Odessa che aveva espresso la solidarietà agli ammutinati. In effetti la scena più celebre del film è stata girata sulla scalinata di Odessa - la “Scalinata Potemkin” appunto - ed è una delle sequenze più note ed amate della storia del cinema. Oggi è ormai assodato che il massacro si è svolto in altre zone della città, ma ogni turista che visita la città fondata alla fine del millesettecento dall'amante di Caterina la Grande (il generale Grygory Potemkin) si reca di gran lena a ridosso della scalinata per rievocare lungo i 192 gradini che la compongono le immagini che l'hanno resa un elemento indelebile della cinematografia. Per gli italiani la città di Odessa riveste un significato speciale: fondata laddove sorgeva una palude per garantire uno sbocco sul Mar Nero all'Impero russo fu edificata grazie anche all'apporto di maestranze italiane. L'architetto Francesco Boffo ha realizzato proprio la celebre scalinata, mentre il porto fu ricavato nell'insenatura da un personaggio di origini mezzosangue: a memento della grande opera compiuta dal generale ispanico-napoletano Josè de Ribas è dedicata la via pedonale più importante del centro, Vulytsa Deribasivska, dove negozi dai prezzi occidentali fanno sfavillare gli occhi alle ragazze di Odessa, la cui bellezza è leggendaria, e spendere fior di quattrini ai loro fortunati spasimanti. Sovrasta la scalinata il Bulvar Prymorsky, un incantevole viale alberato dove è stata collocata una statua di Pushkin. Il busto non è l'unico richiamo culturale della città: il Teatro dell'Opera di Odessa presenta in rassegna tutti gli anni stagioni liriche e concertistiche di livello elevato (e a prezzi popolari per gli stranieri, potenza dei diversi rapporti di forza tra le valute) e il Museo d'Arte Occidentale e Orientale invita ad aggirarsi tra le sue stanze per apprezzare tele, porcellane ed altri oggetti artistici di indubbio valore. Odessa è una città dove agli abitanti si godono la vita. Gli inverni sono meno rigidi che nel resto del paese, così i locali sono sempre pieni di gente e le stesse strade della città vedono nei fine settimana schiere di individui di ogni età trascorrere del tempo insieme – spesso alzando un po' troppo il gomito in verità. Ma è ovviamente d'estate che la città dove Pushkin fu esiliato vibra piu' alacremente di vita. Le spiagge e i locali notturni di Arkadia brulicano senza sosta di giovani in cerca di divertimento, e laddove un tempo l'aristocrazia russa sfuggiva la calura estiva oggi folle sciamanti cercano avventure amorose e tirano fino al mattino nella tipica atmosfera festaiola che caratterizza un po' tutte le località di mare. Lungo vie un po' decentrate è possibile ritrovare facciate di edifici finemente elaborate e squisitamente decorate, retaggio di un tempo in cui la città offriva lavoro e guadagno a tutti. La breve storia di Odessa racconta di una fiorente comunità ebraica praticamente scomparsa a causa delle persecuzioni zariste e del fanatismo nazista, che però proprio sulle rive del Mar Nero dovette fare i conti con una resistenza irriducibile.

Corte Sconta detta Arcana (1977) - Hugo Pratt

“Corto Maltese” è probabilmente la banda disegnata più amata dagli italiani. Il marinaio con l'orecchino reso immortale dalle tavole di Hugo Pratt è stato fondamentale nell'edificazione della mia formazione come viaggiatore. La sceneggiatura che mi ha colpito di più tra tutte quelle realizzate dal maestro di Malamocco è quella dell'albo “Corte Sconta detta Arcana”: molteplici sono gli elementi che  lo rendono il mio preferito tra quelli che narrano le avventure del figlio della Nina di Gibraltar. Vi si ritrovano infatti un po' tutti gli elementi che stuzzicano l'istinto sopito del viaggiatore, che lo provocano in maniera palese e ripetuta, costringendolo infine a metter mano a guide ed atlanti e a procedere ad un rapido esame dello stato delle proprie sostanze. E' tempo di partire nuovamente. La graphic novel più complessa tra quelle del ciclo dell'avventuriero nativo di La Valletta si apre in una delle città più amate dai viaggiatori. Nonostante un ormai insostenibile flusso di turisti, i periodici problemi legati agli allagamenti della laguna e le difficoltà logistiche che ne caratterizzano la visita Venezia è una delle mete predilette dai viaggiatori di tutto il mondo. Non si tratta neanche di mera bellezza: il capoluogo veneto seduce i visitatori con un fascino dovuti all'unicità di una realtà che vanta numerosi tentativi di assimilazione (l'imitazione è esclusa a priori) ma che rimarrà per sempre un paradigma irraggiungibile. Da una delle infinite, anguste calli Bocca Dorata – la sacerdotessa di Bahia la cui presenza evoca già di per sé architetture coloniali variopinte, danze sfrenate e temperature tropicali – spedisce Corto come per magia (beato lui che non deve spender soldi per un lungo volo) in una Hong Kong che non esiste più: festoni, giunche e vicoli maleodoranti sono stati soppiantati da grattacieli avveniristici, ritmi di vita accelerati e transazioni bancarie da capogiro. La baia di Kowloon oggi incanta ancora molti turisti disposti però a scarpinare anche sulle incantevoli alture del ristretto territorio dell'ex colonia britannica. Ma è probabilmente al cospetto di essa che Corto Maltese ci viene presentato dal suo autore per l'unica volta in tutta la collana scontroso e intristito al pensiero di una donna. Poche vignette, un vago riferimento a Surabaya (popolosa e caotica città indonesiana la cui unica attrattiva è una sinagoga, l'unica in territorio indonesiano e tra l'altro in disuso causa mancanza di fedeli) e nessun nome. “Lei”, l'unica traccia concessa al lettore: non se ne saprà più niente in tutta la saga. Le vicende si spostano quindi a Shangai, forse il simbolo più eloquente del cambiamento di rotta che ha portato il colosso cinese ad imporsi come potenza geo politica ed economica a livello mondiale, per poi assestarsi sulle traversine della Transiberiana in Russia, a ridosso di Irkutsk e Chita. Irkutsk è la porta di accesso al Lago Bajkal, uno dei più profondi del mondo. I dintorni si prestano a splendide escursioni che permettono di ammirare paesaggi mozzafiato mentre Chita è una moderna città degna di menzione più per il suo passato legato alle vicende dei decabristi che per particolari, attuali attrattive. L'epilogo della storia avviene nello Jiangxi, un territorio della Cina ricco di estremamente scenografici terrazzamenti di riso e di coltivazioni di tè. Non sono riuscito ad appurare con esattezza se Pratt abbia adottato, in riferimento alla protagonista femminile del racconto, il nome di Shangai Lil in ossequio a quello adottato da Josef von Sternberg per la sua iconica musa Marlene Dietrich nel film “Shangai Express”. Ma non importa: abbiamo già fatto un gran bel viaggio.