Lo riconosco: sin da quando ho concepito il progetto di questo blog scalpitavo al solo pensiero di scrivere di Cracovia prendendo spunto dalla pellicola “Schindler's List”. Non tutti sanno che alla regia del film che nel 1994 fece incetta di Premi Oscar era seduto inizialmente l'eterno Billy Wilder; solo in seguito gli subentrò l'iconico Steven Spielberg.

La ricostruzione delle vicende storiche del ghetto di Cracovia, della sua liquidazione e del conseguente trasferimento dei deportati nel vicino Lager di Plaszow risulta quanto mai accurata, anche se oggi ben poco rimane in città di quei tristi giorni. Il campo di concentramento è stato smantellato, il ghetto ebraico non esiste più - ma ne rimane una parte dell'originario muro, riconoscibile da una targa commemorativa - e la fabbrica di Schindler in Via Lipowa è stata trasformata in un toccante museo. La casa di Amon Goett è ancora in piedi ma è un'abitazione in cui dimora abitualmente una famiglia.

A ridosso del Wawel, il castello che oggi custodisce nelle sue numerose sale tesori di inestimabile valore che valgono il prezzo del biglietto, si trova la casa in cui soggiornò Oskar Schindler durante il suo soggiorno a Cracovia, mentre la Rynek Glowny, la Piazza del Mercato, sorge poco distante coi suoi ampi spazi, la famosissima basilica di Santa Maria e il mercato coperto.

La passeggiata lungo la Vistola è l'ideale per concludere una lunga giornata di visite mentre la scelta per reintegrare le energie a tavola è ampia e di qualità. E sarà bene rimettersi in forze per il giorno seguente poiché il quartiere ebraico va esplorato con calma e il cimitero annesso vale ugualmente una visita.

Imperdibili quando si visita Cracovia sono due escursioni fuori porta: la miniera di sale di Wieliczka e, ovviamente, Oswiecim, la località in cui sorgeva una caserma dell'esercito polacco che i nazisti riadattarono a campo di concentramento: Auschwitz-Birkenau.

Delle originarie tre sezioni del Lager solo due sono rimaste in piedi e dunque visitabili: Auschwitz I, il cui ingresso è sormontato dalla notissima scritta in ferro battuto “Arbeit macht frei” e Auschwitz II, Birkenau appunto, il campo con le baracche e la camera a gas- che però i nazisti hanno fatto saltare con la dinamite per occultare le prove del genocidio. Di Auschwitz III, Buna-Monowitz, la sezione in cui fu adibito al lavoro come chimico Primo Levi, non rimane nulla. Oggi su quella porzione di terreno sono state edificate delle abitazioni private.

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