In quella sequela di superlativi che sono le opere di Jack London Martin Eden si staglia come una scintilla particolarmente fulgida. L'opera narra di un marinaio di umili orgini - il Martin Eden di cui al titolo - che si innamora di una ragazza appartenente alla ricca borghesia di San Francisco. E' chiaro sin da subito che la relazione si presenta difficile, poiché i genitori di Ruth non contemplano assolutamente l'eventualità di acquisire come genero uno squattrinato di bassa cultura.

Dopo una serie infinita di traversie romanzesche l'amore tra i due prevarrà, destinato però a spezzarsi perché Martin, che ha deciso di diventare uno scittore, versa in uno stato di perenne difficoltà economica a causa della difficoltà a trarre sostentamento dai suoi scritti.

Raggiunto finalmente il successo e la ricchezza la ragazza si ripresenta dall'uomo nuovo che Martin è diventato, ma è il marinaio adesso ad allontanare la donna con cui aveva sperato di poter vivere. Assillato incessantemente dalla domanda su cosa fosse cambiato in lui prima e dopo il successo il Martin disintegra ogni possibilità di lieto fine abbandonando tutto e tutti a dirigendosi verso il mare con la sua imbarcazione; uno dei suoi ultimi pensieri prima di suicidarsi scomparendo nei flutti è rivolto alle Isole Marchesi.

Le Isole Marchesi sono uno dei cinque arcipelaghi che appartengono alla Polinesia Francese. Un luogo remoto quanto incantato, dove il turismo di massa non ha ancora svilito il contesto  e in cui la bellezza del mare è solo uno degli aspetti che spingono i viaggiatori a recarsi sin qui. Non è un caso che il cuore di Martin Eden abbia rivolto uno degli ultimi pensieri proprio a questi puntini scoscesi disseminati come per capriccio nel Pacifico.

L'alter ego di Jack London ne rammenta con nostalgia l'aria satura di umidità, la dimensione quasi familiare che le pervade, lo spirito di avventura che vi si assapora come in pochi altri luoghi del pianeta.

Le Isole Marchesi rappresentano infatti quasi un'esperienza spirituale per il visitatore, essendo lontanissime dagli altri arcipelaghi dal punto di vista della distanza - sono necessarie tre ore di volo da Tahiti per raggiungerle - e delle caratteristiche del territorio: qui non ci sono barriere coralline e  spiagge e lagune non sono ammalianti come nelle altre isole. Il viaggiatore da queste parti alloggia non in costosi complessi alberghieri ( che non esistono) ma in pensioni gestite a livello familiare. Si dorme in una stanza di un'abitazione privata e si condividono i pasti coi proprietari, preghiere comprese. Si finisce molto presto per sentirsi membri non solo della famiglia ma dell'intera comunità: un bagno serale in compagnia dei marmocchi del luogo, un passaggio offerto senza averlo richiesto, la spesa in una bottega locale.

Quando le ho visitate avevo programmato un soggiorno di soli dieci giorni. Ho optato infine per restare dei giorni in più, sottraendo quindi del tempo alla visita delle altre isole. La mia destinazione seguente era Bora Bora.

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