Sono in molti ad essere venuti a conoscenza della pellicola concepita dal genio del regista nato a Riga grazie alla famosa parodia concepita da un altro autore geniale, Paolo Villaggio. Ma chi ha poi avuto il coraggio di andare oltre all'apparenza di una tortura insostenibile e ha scommesso su un lungometraggio invece di breve durata (anche se essendone state realizzate diverse versioni i minuti totali divergono a seconda delle copie distribuite) ha letteralmente scoperto un capolavoro immortale.

La trama, basata su fatti veri ma resa attraverso cinque atti parzialmente rielaborati, racconta di una ribellione da parte dei marinai della nave da guerra che dà il titolo alla pellicola a causa di razioni di cibo marcie e piene di insetti. I fatti, che si svolgono nel 1905, vedono le autorità zariste rispondere crudelmente all'insubordinazione, tanto da ordinare ai cosacchi di aprire il fuoco contro i rivoltosi e la popolazione di Odessa che aveva espresso la solidarietà agli ammutinati.

In effetti la scena più celebre del film è stata girata sulla scalinata di Odessa - la “Scalinata Potemkin” appunto - ed è una delle sequenze più note ed amate della storia del cinema. Oggi è ormai assodato che il massacro si è svolto in altre zone della città, ma ogni turista che visita la città fondata alla fine del millesettecento dall'amante di Caterina la Grande (il generale Grygory Potemkin) si reca di gran lena a ridosso della scalinata per rievocare lungo i 192 gradini che la compongono le immagini che l'hanno resa un elemento indelebile della cinematografia.

Per gli italiani la città di Odessa riveste un significato speciale: fondata laddove sorgeva una palude per garantire uno sbocco sul Mar Nero all'Impero russo fu edificata grazie anche all'apporto di maestranze italiane. L'architetto Francesco Boffo ha realizzato proprio la celebre scalinata, mentre il porto fu ricavato nell'insenatura da un personaggio di origini mezzosangue: a memento della grande opera compiuta dal generale ispanico-napoletano Josè de Ribas è dedicata la via pedonale più importante del centro, Vulytsa Deribasivska, dove negozi dai prezzi occidentali fanno sfavillare gli occhi alle ragazze di Odessa, la cui bellezza è leggendaria, e spendere fior di quattrini ai loro fortunati spasimanti. Sovrasta la scalinata il Bulvar Prymorsky, un incantevole viale alberato dove è stata collocata una statua di Pushkin.

Il busto non è l'unico richiamo culturale della città: il Teatro dell'Opera di Odessa presenta in rassegna tutti gli anni stagioni liriche e concertistiche di livello elevato (e a prezzi popolari per gli stranieri, potenza dei diversi rapporti di forza tra le valute) e il Museo d'Arte Occidentale e Orientale invita ad aggirarsi tra le sue stanze per apprezzare tele, porcellane ed altri oggetti artistici di indubbio valore.

Odessa è una città dove agli abitanti si godono la vita. Gli inverni sono meno rigidi che nel resto del paese, così i locali sono sempre pieni di gente e le stesse strade della città vedono nei fine settimana schiere di individui di ogni età trascorrere del tempo insieme – spesso alzando un po' troppo il gomito in verità. Ma è ovviamente d'estate che la città dove Pushkin fu esiliato vibra piu' alacremente di vita.

Le spiagge e i locali notturni di Arkadia brulicano senza sosta di giovani in cerca di divertimento, e laddove un tempo l'aristocrazia russa sfuggiva la calura estiva oggi folle sciamanti cercano avventure amorose e tirano fino al mattino nella tipica atmosfera festaiola che caratterizza un po' tutte le località di mare. Lungo vie un po' decentrate è possibile ritrovare facciate di edifici finemente elaborate e squisitamente decorate, retaggio di un tempo in cui la città offriva lavoro e guadagno a tutti.

La breve storia di Odessa racconta di una fiorente comunità ebraica praticamente scomparsa a causa delle persecuzioni zariste e del fanatismo nazista, che però proprio sulle rive del Mar Nero dovette fare i conti con una resistenza irriducibile.

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