“In Mauritania il deserto vive!” E’ con questa frase sibillina che il mio amico Idoumou mi ha convinto a visitare il suo paese. Confidandomi con l'atteggiamento di chi svela un arcano che la parte sahariana della Mauritania non offre solo dune a perdita d'occhio e paesaggi mozzafiato. Tra queste sabbie prevale la vita, mi raccontò una volta il mauro regalandomi il draa, l'abito tradizionale che non avrei però usato una volta recatomi nel suo paese.

A prima vista mi era sembrata una trovata un po' eccessiva, quasi provocatoria, in contrasto con l'immaginario che ognuno di noi ha del deserto e cioè di uno spazio sconfinato dove l'acqua scarseggia, i cellulari non prendono e un veicolo in panne può significare la morte. Ma Idoumou aveva ragione: in Mauritania, il deserto vive davvero.

La vita serpeggia sull'immenso mare di sabbia, nelle innumerevoli forme che il vento scolpisce sulle dune e nelle differenti tonalità che queste ultime assumono a seconda dell'ora del giorno. In questo deserto che pare sorgere come per una agognata rivincita dalle acque dell'Atlantico la vita sussurra di paesaggi primordiali in un vento incessante, assorda in un silenzio denso e ammaliante, si rivela a un occhio attento nelle tracce di minuscoli rettili e caparbi volatili.

La vita nel deserto pulsa nello splendore senza tempo del cielo notturno che lo sovrasta; racconta di millenni passati nelle pitture rupestri scolorite dalle intemperie e trionfa su distese incommensurabili negli sparuti arbusti che approfittano di rare precipitazioni per vincere una battaglia che appartiene a una guerra già perduta. Nel Sahara mauritano la vita comunica nel corretto idioma castigliano parlato dai nomadi del Fronte Polisario, intrigante interstizio tra  l’hassanniya dei conquistatori arabi e il francese dei colonizzatori europei.

Vita preziosissima è quella tramandata dagli inestimabili manoscritti di Ouadane e Chinguetti, e viventi sono quelle donne e quegli uomini che sfidano ogni giorno della loro vita un calore opprimente, il gelo notturno, la polvere onnipresente, la scarsità d'acqua, la lontananza dalle conquiste dell'era moderna. Il simbolo che riassume e sublima il segreto dell'esistenza nel deserto è la cerimonia del tè.

Non c'è incontro, nel deserto, che non culmini con la preparazione di questa sostanza servita sempre incandescente ed eccessivamente zuccherata.

I carboni ardenti adagiati sulla sabbia, le teiere minuscole, i bicchieri riutilizzati più volte e le chiacchiere distesi sulla stuoia sono tutti elementi di un rituale che risale ai tempi delle carovane di sale,  oro e  mercanzie che stipati su mansueti cammelli trasportavano i segni del benessere in questi luoghi estremi e inospitali. In Mauritania, il paese che unisce e al contempo separa  l'Africa nera e quella che si affaccia sul Mediterraneo, il deserto è davvero un'entità viva.

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