Myanmar

 

“Quando si rinuncerà al desiderio egoistico la sofferenza si estinguerà.”
SIDDHARTA GAUTAMA
fondatore del Buddhismo

“Andateci solo con le idee chiare”. Sul fondo della copertina della guida che ho appena acquistato gli autori hanno apposto questo motto. Gli esperti di marketing a volte ci prendono davvero bene quando escogitano un'esca in grado di attrarre il consumatore, ma la manipolazione delle tecniche di vendita in questo caso c'entra assai poco: uscendo dalla Libreria Feltrinelli posta proprio a ridosso delle Due Torri, a Bologna,  e imboccando i portici di Via Rizzoli dal lato del Roxy Bar mi rendo conto senza ombra di dubbio che io, le idee, ce le ho chiarissime. Gli studenti universitari sembrano ignorare i colossi di pietra, forse perché inibiti dalla specifica scaramanzia che in ogni città universitaria impedisce l'accesso a determinati monumenti se non dopo aver conseguito la laurea, ma anch'io sono tutto intento in ben altri pensieri. Ho approfittato, per acquistare la guida,del tempo concesso da una pausa caffè,intervallo quanto mai opportuno che spezza in due una mattinata dedicata a un corso di lavoro che si tiene nella sede centrale dell'Istituto di Credito per il quale lavoro, e che si trova a pochi passi dalla libreria. So già di aver oltrepassato il minutaggio concesso, ma anche i miei colleghi se la son presa comoda, e così il docente è obbligato a sua volta a riprendere l'indottrinamento in ritardo sulla tabella di marcia ( e la cosa non sembra disturbarlo più di tanto), così fortunatamente anch'io posso finalmente rallentare il passo e riprendere con calma il mio posto in aula. La sospirata fine della giornata didattica è il momento assai atteso, come del resto ogni volta che mi reco nel capoluogo emiliano, per incontrare gli amici le cui scelte di vita hanno condotto a vivere nella città dei portici e degli studenti. Calibrando i minuti a disposizione come l'esperta segretaria di un manager, riesco così a incontrare ex compagni di scuola o amici storici, conosciuti a Gallipoli ai tempi dell'adolescenza o acquisiti in seguito nella giovinezza, con ognuno di loro ricordi ed esperienze diverse, il piacere di rivedersi uguale per tutti. Ho così finito per dimenticare,tra una chiacchiera e un aperitivo sotto le arcate, la compera della mattinata e solo ora, sul treno che mi riporta a Parma, la recupero dalla borsa in cui era stata riposta cominciando davvero a vagliare attentamente il significato del mio acquisto. Lo vezzeggio, il mio libro, me lo guardo e riguardo, lo tasto ancora una volta quasi per misurarne le dimensioni, saggiarne la forma ,gustarne al tatto  le pagine immacolate, canovaccio immancabile inscenato ogni volta che si acquisti un tomo che sia nuovo di zecca. Gli e-reader avranno anche rivoluzionato il modo di fruire dell'universo che noi divoratori di libri adoriamo, ma il piacere di tenere in mano un blocco di pagine rilegate tra loro non tramonterà mai definitivamente per tutti gli appassionati che infestano ogni libreria, e così eccomi tutto intento ad accarezzare il mio oggetto del desiderio appena comprato. Non è questo però il momento di procedere ad una lettura approfondita, e del resto la partenza non è imminente. Ma già pregusto le bellezze che mi attendono, gli incontri che mi si riveleranno, le emozioni che non mancheranno. Nella mia mente sono  già nitidamente definite le mete che intendo visitare e le attività cui intendo dedicarmi una volta giunto nel paese, ma ho appunto acquistato la guida per servirmene come supporto logistico e per avvalermi di ogni altro ragguaglio che potrebbe rivelarsi utile o necessario. In ogni caso, dubbi proprio non ce ne sono: mi metterò in cammino con  le idee molto chiare...
Il Sud est asiatico costituisce un'area dell'Asia che attrae costantemente un numero elevatissimo di turisti, ed è la Thailandia a svolgere la parte del leone dell'intera regione. Le spiagge del paese sono le più belle e fruibili dell'intero Estremo Oriente, tuttavia queste ultime costituiscono solo il fattore più macroscopico dell'offerta: strutture ricettive a prezzi contenuti, la possibilità di praticare svariate attività ecoturistiche, massaggi tonificanti reperibili praticamente ovunque e siti di notevole rilievo architettonico completano il quadro. Unica nota stonata, la radicata diffusione del fenomeno della prostituzione , anche minorile, che vede coinvolti loschi individui ora in veste di sfruttatori ora  fruitori della mercificazione, una problematica a cui a quanto pare non si riesce a porre rimedio nonostante il governo abbia ufficialmente dichiarato guerra al fenomeno. Sono probabilmente le statistiche a fornire il quadro più cinicamente esaustivo della situazione: il numero di ragazze coinvolte nell'ignominia, che raggiunge le centinaia di migliaia di unità (secondo le stime ufficiali ovviamente, ma le cifre effettive si spingono ben oltre i dati resi noti dalle autorità, come sempre si verifica quando vengono condotte indagini di questo tipo), è incontestabilmente indicativo della fonte di reddito che la loro attività illecita costituisce. Ma le statistiche sono impietose e soprattutto sorprendenti anche in termini di PIL (il giro di soldi che ruota intorno al racket della prostituzione si concretizza in un fatturato tale da far invidia ad ogni altra attività economica intrapresa in ambito statale), cosicché insomma molta gente si reca in Thailandia non solo per apprezzarne le bellezze artistiche, culturali e naturalistiche, che pure costituiscono il motivo principale che spinge alla visita la quasi totalità dei viaggiatori che nel paese si recano.
 I paesi limitrofi hanno deciso di sfruttare la scia dell'intraprendente vicino, e pur non potendo competere in quanto a mare e spiagge, sono in grado di offrire tuttavia ai numerosi turisti siti archeologici di ineguagliabile bellezza (i templi di Angkor Wat in Cambogia), città meravigliose (Luang Prabang in Laos), bellezze naturali maestose (i terrazzamenti di riso di Sapa in Vietnam), cui si affiancano ovviamente altre località e attrazioni di non minore interesse.
Il Myanmar, fino a pochi anni fa noto come Burma (Birmania in italiano),  è invece rimasto al palo per diverso tempo, pur non avendo nulla da invidiare ai luoghi summenzionati. La giunta militare al potere dal 1962 ha di fatto deciso di chiudere le porte al turismo per un lungo periodo, concedendo i visti per la visita del paese a un numero limitatissimo di fortunati, e tra l'altro solo  per effettuare le visite in aree selezionate e specifiche. Solo a partire dal 1996 si è cominciato a intravedere nel paese una forma di turismo organizzato, con una relativa libertà di visita dei luoghi più interessanti e senza un'ingerenza manifesta da parte dei militari. Ogni viaggiatore che abbia al suo attivo un minimo di esperienza è consapevole del fatto che più i governanti di un paese violano i diritti umani, più un dittatore è crudele, più un governo è corrotto, più le persone sono vessate e versano in condizioni di miseria e limitazioni della libertà personale, ebbene, più ancora il contesto costituisce un'avventura sublime in cui perdersi. Chi si limita a sentenze superficiali, frutto di servizi giornalistici che mettono in luce solo una parte della realtà e derivanti da pregiudizi senza fondamento, solitamente si produce in un monito che costituisce un autodafé vero e proprio nei confronti di chi si reca a visitare codesti paesi. Si comincia col far rilevare la pericolosità del luogo, poi si rincara la dose tratteggiando i caratteri degli abitanti, dipinti come sanguinosi assassini, si riportano gli esempi di altri viaggiatori che hanno dovuto affrontare gravi  problemi in quel determinato contesto, citando vicende note a tutti o quasi, tralasciando però la restante totalità di tutti gli altri casi che hanno invece visto, sotto silenzio, i viaggiatori rientrare in patria gratificati da esperienze irripetibili. Va da sé che nessun soggetto con un minimo di sale in zucca si recherebbe in Iran recando nel proprio bagaglio una rivista sulla cui copertina giganteggino le natiche delle wags dei calciatori sulle spiagge di Formentera, e ancor meno nessuna persona dotata di buon senso affronterebbe l'ufficio immigrazione statunitense alla frontiera tra San Diego e Tijuana con una qualsiasi sostanza stupefacente in valigia. Le conseguenze sarebbero micidiali. Ma informandosi minuziosamente e preparandosi adeguatamente si può andare  -quasi- dappertutto. In fondo, viaggiare è come preparare un esame all'università : non basta studiare la materia (informarsi sulle attrattive da visitare), bisogna andare ad assistere preventivamente agli esami degli altri studenti (assumere informazioni sulle abitudini del luogo che si intende visitare e sulla situazione politica), chiedere consiglio a chi l'esame lo ha superato (l'umiltà di ascoltare gli altri viaggiatori che han già visitato il paese in cui vogliamo recarci), focalizzarsi sui problemi che possono materializzarsi (verificare il perché un candidato è stato respinto dal professore), e infine affidarsi al cielo affinché faccia quadrare tutti i conti. Ma osservando questo schema, ci si può ben cimentare in imprese che i più ritengono impossibili. In fondo, alla morte di Filippo di Macedonia, coloro i quali si sarebbero poi  spartito l'impero  avrebbero mai immaginato di conquistare il mondo al seguito di Alessandro?
Quando è che comincia veramente un viaggio?
Quando qualcuno ci narra di un certo luogo decantandone le bellezze? Tutto ciò potrebbe lasciarci indifferenti.....
Quando quel seme attecchisce e decidiamo che il luogo in questione ci attrae? Non basta ancora....
 Quando abbiamo acquistato un titolo di trasporto in agenzia? Usciti dall'aeroporto, una volta giunti a destinazione, ci ritroveremmo allo sbando...
pur rispettando questi specifici presupposti, se anche in qualche modo si riesce poi a visitare il paese, si rischia di perdersi il meglio, di guardare senza riuscire a vedere, e di tornare a casa con delle foto e pontificare su di esse di un'impresa riuscita a metà.
No, un viaggio origina dalla semplice idea di recarsi in un luogo (quale che  sia il motivo che ci spinga lontano dal focolare domestico), ma comincia davvero quando in tutta umiltà ci sediamo soli soletti a cercare un primo contatto con quella realtà così distante e differente, per poter avere uno scheletro su cui innestare il nostro proprio progetto; il quale progetto comincia ad assumere consistenza quando si accende la nostra voglia di vedere o di vivere una qualche esperienza, quando si pregusta la necessità di confrontarci con ciò che solo in un certo luogo possiamo ritrovare. E prende forma, il viaggio, man mano che, a chilometri di distanza, raccogliamo dati, consigli e nozioni, e lo vediamo ora davvero fattibile questo giro, ci figuriamo quel che faremo e vedremo e la modalità in cui tutto questo si verificherà, e con la veemenza e con la capricciosità di un moccioso che vuole il giocattolo e non intende saperne dei genitori che tentano di rabbonirlo, con questa stessa veemenza vogliamo fortemente come Vittorio Alfieri incatenato alla sedia  vivere questa esperienza, ormai consapevoli che per realizzare il nostro sogno non dobbiamo lasciare nulla di intentato; e così, tra una partita di calcetto, le otto ore di lavoro, il cinema e una cena con gli amici ecco che la nostra mente è lì a calcolare, misurare, prevedere, congetturare, concepire, ricominciare. Non si tratta di un'ossessione: se non ci gratificasse finirebbe prima o poi per sfiancarci mentalmente, come se si trattasse di una pressione psicologica impossibile da sostenere; e ci ritroveremmo ad  abbandonare il campo. Invece in quel turbinio di sensazioni, ripensamenti, progetti che avvitandosi su sé stessi  si rinnovano e sostituiscono continuamente tra loro, lasciando che il progetto iniziale si raffini sottilmente rivelandosi man mano alla nostra immaginazione, si cela la soddisfazione di costruire ciò che ci piace, di lottare per qualcosa in cui si crede, perché in fondo sappiamo che non si tratterà solo di saltar giù da un aereo e andare a vedere un monumento, di farsi una nuotata o semplicemente di spostarsi per andare di lì o di là. Il nodo fondamentale della vicenda sta invece nel creare dal nulla un qualcosa che sia destinato a rimanerci impresso per tutta la vita, che prescinderà dal giudizio altrui e dalla riuscita stessa dello sforzo. Van Gogh è morto in povertà, squilibrato e incompreso. Picasso è stato baciato da fama e ricchezza, ed è ricordato anche per le tante donne che hanno allietato una vita già di per sé invidiabile. Nessuno può saperlo con precisione, ma a me piace pensare che entrambi, completata l'ultima pennellata dei girasoli e delle nudità di Avignone, abbiano assaporato la stessa identica sensazione, e cioè quella di aver fatto vibrare le corde del proprio spirito.