Solomon Islands

“Una delle ultime frontiere del Sud Pacifico, queste isole sono la quintessenza della Melanesia. Volete abbandonare i percorsi più battuti? Niente di più facile: non ce ne sono... giusto voi, l'oceano, la foresta tropicale e i villaggi tradizionali. E questo è solo l'inizio...”
GUIDA TURISTICA

“Welcome to the Solomons!!! You find yourself in a really different place!....” Eccomi appena atterrato proveniente da Brisbane al termine di un lungo volo proveniente da Milano via Dubai, e il mio primo contatto con le Isole Salomone si verifica ovviamente al cospetto dell'ufficiale di frontiera che mi rilascia il visto di ingresso. A voler essere sinceri il primo vero benvenuto in questo arcipelago dell'Oceano Pacifico, che a differenza dei più famosi paesi vicini solo ora sta iniziando ad imporsi tra le mete d'elezione di viaggiatori esigenti, mi è stato offerto da un gruppo di musicanti che, come avviene del resto in altre località della zona, accolgono i passeggeri strimpellando l'ukulele, il tipico strumento a corda  diffuso in tutta l'area del Sud del Pacifico. Ma è una sorpresa che, appunto, cessa di essere tale dopo un certo numero di volte che se ne fa esperienza: la prima volta che si ravvisano gli entusiasti suonatori, appena dopo l'atterraggio, ci si sofferma sulle loro camicie sgargianti, sui pantaloncini corti, sul sorriso spontaneo, sulla lieta melodia. Vissuta poi ad ogni atterraggio (in quasi tutti gli aeroporti internazionali delle isole situate nel Pacifico i viaggiatori vengono accolti da una banda che riproduce le ballate caratteristiche della regione), l'esperienza assume il solo valore di tonificare un pochino il corpo e lo spirito al termine di un volo protrattosi molto a lungo e intervallato da interminabili soste e cambi di aeromobile.
Ma prima di espletare le formalità di rito, l'uomo che già mi ha accolto con un contegno informale, esordisce con una formula di benvenuto che inizialmente appare nient'altro che una furbesca  frase rituale rifilata agli stranieri da parte di un ente del turismo avvezzo ad ammaliare i visitatori. Ogni località turistica tende infatti a presentare sé stessa come unica e imparagonabile. Ringrazio dunque l'uomo in divisa dimostrando un contenuto entusiasmo, tuttavia riconoscente per l'accoglienza riservatami: quando si sbarca dopo un lungo volo in un paese straniero un qualsiasi sorriso di benvenuto è sempre un toccasana di valore incalcolabile per un passeggero affaticato dal viaggio. Ma su ogni altro aspetto prevale la gioia  di trovarmi nuovamente nel Pacifico, e ancor più in questo arcipelago al largo del quale Hugo Pratt ha presentato ai suoi lettori per la prima volta Corto Maltese (lo stereotipo di viaggiatore contraddistinto dall'irrequietezza innata del nomade, il marchio di fabbrica che tutti noi vorremmo poter esporre), che promette avventure superlative, incontri accattivanti ed immersioni di livello incomparabile.
Tuttavia, quando ti ritrovi alla frontiera, quale che sia il paese visitato, finché il servitore dello stato che scorre tutte le pagine del tuo passaporto non si decide ancora a timbrarti il via libera, ti senti un po' come se fossi stato colto in mendacio flagrante: i visti dei vari paesi mediorientali inducono spesso gli ufficiali di frontiera al sospetto nei miei confronti, un viaggiatore individuale col passaporto ricolmo di visti poco comuni (in Australia ho dovuto indicare al mio interlocutore su Google Map dove si trovava il Nagorno-Karabakh....) a quanto pare desta qualche sospetto. Ma questa volta le pratiche vengono espletate rapidamente, ottengo il permesso ufficiale per restare nel paese il periodo voluto e mi accingo a recuperare il bagaglio, affrontando così il secondo momento ad alto rischio cui ogni viaggiatore a lungo raggio si trova giocoforza esposto: l'attesa  di fronte al nastro trasportatore! La valigia, ancora, non arriva.... l'avranno smarrita? Ti guardi intorno dunque per localizzare l'ufficio con la dicitura “lost baggage”,  e una volta individuatolo pensi subito, a giudicare dalle dimensioni, dalla luce fioca che illumina l'anfratto e dal contegno dell'addetto -che non sembra a prima vista un fulmine di guerra- che  è molto meglio che il bagaglio sia giunto a destinazione senza intoppi. Ci saranno moduli da compilare? L'assicurazione coprirà eventuali spese?
 Gli altri passeggeri posizionano pian piano colli grandi e piccoli sui loro carrelli, e si avviano verso l'uscita visibilmente sollevati mentre io comincio a diventare un po' nervoso. E' l'attrezzatura subacquea quella che mi preoccupa: magliette e pantaloncini si possono sempre acquistare in loco, ma l'attrezzatura per le immersioni subacquee è di fondamentale importanza. Mi aggiro così impaziente su e giù lungo il serpentone nero che si rivela generoso e puntuale con gli altri passeggeri ma che invece nei miei confronti si dimostra ancora insensibile. E mentre procedo ad un rapido calcolo relativo alla spesa per un eventuale noleggio di ciò che ho già dato per smarrito, anche il mio bagaglio fa la sua comparsa tra le varie valigie di ogni forma e colore: quando lo recupero e lo ripongo sul mio carrello ecco che il benvenuto dell'ufficiale di frontiera raggiunge veramente il suo compimento.